Essere innamorate è bellissimo. Ma quando siamo disposte a perdonare qualsiasi cosa, aspettare messaggi che non arrivano e accontentarci delle briciole di attenzione, forse siamo diventate un po’ sottone.
Cosa significa questa parola, da dove arriva e perché è così utilizzata quando si parla di relazioni sentimentali?
Hai presente quell’amica che giura di non voler più sentire un uomo, cancella il suo numero, dichiara di aver chiuso definitivamente la storia e poi, alla prima notifica, corre a rispondergli?
Oppure quella ragazza che trova sempre una giustificazione al comportamento del suo interesse amoroso, anche quando tutti intorno a lei vedono chiaramente che qualcosa non funziona?
Ecco, in questi casi, qualcuno potrebbe dirle: «Sei proprio una sottona!».
Ma che cosa significa esattamente? È soltanto un modo scherzoso per prendere in giro chi è troppo innamorato, oppure descrive un atteggiamento che può diventare un problema serio?
Cosa significa sottona?
Il termine sottona è la forma femminile di sottone e appartiene al linguaggio colloquiale e giovanile.
Indica una persona che prova un’attrazione, un’infatuazione o un sentimento così intenso nei confronti di qualcun altro da assumere atteggiamenti eccessivamente accondiscendenti, arrivando persino a mettere in secondo piano le proprie esigenze pur di ricevere attenzioni o mantenere una relazione.
In parole più semplici, una sottona è una persona che, quando si innamora, rischia di diventare uno zerbino.
Non significa necessariamente che sia debole o insicura in ogni aspetto della propria vita. Può essere una donna determinata, indipendente, capace di prendere decisioni importanti e gestire situazioni complicate. Eppure, quando entra in gioco una particolare persona, ogni certezza sembra vacillare.
La cosa interessante è che non basta essere perdutamente innamorate per essere sottone. Il termine, nel suo significato più tipico, suggerisce un coinvolgimento accompagnato da comportamenti di sottomissione, eccessiva disponibilità o dipendenza emotiva.
Purtroppo a me è capitato. Ero così spaventata all’idea di perderlo da accettare tutto, anche ciò che sapevo non fosse giusto.
Da dove deriva la parola sottona?
A occuparsi del termine è stata anche l’Accademia della Crusca, che il 18 giugno 2024 ha pubblicato un approfondimento intitolato Su sottone (e sottona), a firma di Luisa di Valvasone.
Secondo l’analisi linguistica, il termine deriva probabilmente dall’espressione “starci sotto”, utilizzata per descrivere una condizione di forte coinvolgimento sentimentale.
Quando diciamo che qualcuno ci sta sotto per una persona, intendiamo che ne è profondamente preso, al punto da faticare a gestire razionalmente i propri sentimenti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la parola non nasce con i social network.
Già nei primi anni Duemila, soprattutto nel linguaggio giovanile dell’Italia settentrionale, sottone circolava con un significato legato agli effetti del consumo di sostanze stupefacenti. Le attestazioni del significato sentimentale risalgono invece al 2007 – 2008, quando il termine comincia a essere utilizzato per descrivere persone eccessivamente coinvolte o sottomesse nei rapporti amorosi.
Un momento importante per la sua popolarità arriva nel 2017, quando lo youtuber Gordon pubblica la canzone-parodia Non fare la sottona, contribuendo alla diffusione dell’espressione sul web. Da allora, questa parola è entrata sempre più nel linguaggio delle conversazioni informali, delle battute tra amici e dei contenuti social legati ai romance.
Come si riconosce una sottona?
Non esiste un manuale per riconoscere una sottona e, soprattutto, non ogni gesto romantico deve essere interpretato come un segnale di eccessiva dipendenza. Ci sono tuttavia alcuni comportamenti che vengono comunemente associati al termine. ecco quali sono:
- Trova sempre una giustificazione. Lui sparisce per giorni? Sarà impegnato. Dimentica un appuntamento? Avrà avuto un imprevisto. Non dimostra interesse? Probabilmente ha paura dei propri sentimenti.
- Perdona tutto, anche quando non dovrebbe. Dopo l’ennesima delusione promette a sé stessa che non succederà più, salvo cambiare idea alla prima richiesta di perdono.
- Si accontenta di pochissimo. Un messaggio dopo una settimana di silenzio può bastare per convincerla che tra loro esista ancora qualcosa di speciale.
- Rinuncia alle proprie esigenze. Modifica programmi, priorità e abitudini pur di rendersi disponibile, anche quando l’altra persona non sembra disposta a fare altrettanto.
- Confida nel cambiamento dell’altro. È convinta che, prima o poi, riuscirà a dimostrare quanto vale e che finalmente verrà scelta.
Naturalmente, nessuno di questi comportamenti, preso isolatamente, definisce una persona. Quello che conta è la frequenza con cui si ripetono e, soprattutto, quanto incidono sul benessere e sull’autostima di chi li mette in atto.
Essere sottona significa essere innamorata?
No, e questa è probabilmente la distinzione più importante. Quando siamo innamorati possiamo desiderare di trascorrere molto tempo con qualcuno, preoccuparci del suo benessere, fare qualche sacrificio o lasciarci andare a gesti particolarmente romantici.
Tutto questo è normale e può far parte di una relazione sana. Il problema nasce quando il desiderio di essere amati ci porta ad accettare sistematicamente comportamenti che ci fanno soffrire.
Essere disponibili non significa essere sottone. Scrivere per prime non significa essere sottone. Dichiarare apertamente i propri sentimenti non significa essere sottone. Anzi, mostrare interesse senza ricorrere a giochi psicologici può essere un segno di maturità emotiva.
La differenza sta nella reciprocità e nel rispetto. Se due persone si cercano, si ascoltano e sono disposte a venirsi incontro, non importa chi invii il primo messaggio o chi pronunci per primo un «ti amo». Se invece una sola persona investe continuamente energie nella relazione mentre l’altra non offre attenzione, rispetto o coinvolgimento, la situazione cambia.
E vale la pena ricordare che sottona non è una diagnosi psicologica: è un’espressione colloquiale, spesso ironica o dispregiativa, che descrive determinati atteggiamenti.
Sottona, sottone e sottoneria: le parole dell’amore non corrisposto
Sebbene la forma femminile sia particolarmente riconoscibile, anche gli uomini possono essere definiti sottoni.
Un uomo che continua a inseguire una donna disinteressata, che accetta qualsiasi condizione pur di starle vicino o che perdona ripetutamente comportamenti sgradevoli può essere considerato un sottone. Dal termine sono nate anche alcune parole derivate, come sottoneria, sottonaggine, sottonismo e sottonanza.
Sono espressioni informali, ancora relativamente poco diffuse, che indicano l’atteggiamento tipico di chi è sottone.
E attenzione: quando un’amica ci dice di smetterla con la sottoneria, non sta necessariamente criticando il nostro sentimento. Potrebbe semplicemente invitarci a ricordare che meritiamo una relazione in cui l’interesse sia reciproco.
Essere sottone sui social
Sui social network il significato della parola si è ampliato. Oltre a descrivere comportamenti sentimentali eccessivamente accondiscendenti, sottona può essere utilizzato in modo scherzoso per indicare una passione smisurata per qualcuno o qualcosa.
Si può essere sottone per un cantante, un attore, una coppia di una serie televisiva o persino un personaggio immaginario. In questi casi, il termine perde spesso la sua connotazione più negativa e diventa un modo divertente per confessare un entusiasmo particolare.
Una ragazza potrebbe commentare la fotografia del proprio attore preferito scrivendo: «Sono completamente sottona per quest’uomo!». Non significa che abbia davvero instaurato una relazione di dipendenza emotiva. Sta semplicemente esagerando, con ironia, la propria ammirazione.
Ed è proprio qui che entriamo nel nostro territorio preferito: quello dei romanzi rosa.
Sottona per un book boyfriend
Ammettiamolo: quante volte, leggendo un romance, abbiamo perso ogni capacità di giudizio davanti a un protagonista maschile? Potrebbere essere un miliardario arrogante, un uomo dal passato misterioso, un grumpy incapace di esprimere i propri sentimenti oppure il classico bad boy che, almeno all’inizio, sembra possedere più difetti che qualità.
Nella vita reale, probabilmente, gli consiglieremmo un lungo percorso di crescita personale prima di prendere in considerazione una relazione con lui, ma tra le pagine di un romanzo?
Basta una dichiarazione d’amore al momento giusto, uno sguardo particolarmente intenso o un gesto inaspettato e siamo pronte a perdonargli quasi tutto.
Ecco, in questo caso potremmo tranquillamente definirci sottone per il nostro book boyfriend preferito.
Naturalmente c’è una differenza fondamentale: leggere un romance significa vivere un’esperienza narrativa, non sottoscrivere un modello di comportamento per la propria vita.
Possiamo amare un protagonista moralmente discutibile, appassionarci a un enemies to lovers ricco di conflitti o trovare irresistibile una storia d’amore tormentata senza desiderare davvero quelle dinamiche nella nostra relazione.
La narrativa ci permette di esplorare emozioni, fantasie e situazioni che non necessariamente vorremmo sperimentare nella realtà. E forse è anche questo uno dei motivi per cui amiamo tanto i romance: possiamo perdere completamente la testa per un personaggio, chiudere il libro e tornare alla nostra vita.
Anche se, qualche volta, quel personaggio continua a occupare i nostri pensieri per giorni.
Sottona o semplicemente romantica?
C’è un aspetto sul quale vale la pena riflettere. Negli ultimi anni, l’utilizzo ironico di parole come sottona ha portato a prendere in giro chi dimostra apertamente i propri sentimenti, quasi che innamorarsi sia una debolezza da nascondere.
Non c’è nulla di sbagliato nell’essere romantiche, nel desiderare una relazione importante, nel dichiarare il proprio amore o nel mettersi in gioco emotivamente. Non dobbiamo trasformare ogni rapporto in una gara a chi dimostra meno interesse.
La vera differenza non è tra chi ama tanto e chi ama poco, ma tra chi riesce ad amare senza dimenticare sé stesso e chi, per paura di perdere qualcuno, finisce per accettare qualsiasi cosa.
Si può essere profondamente innamorate senza rinunciare al rispetto di sé.
E forse questa è la lezione più interessante che possiamo ricavare da una parola nata nel linguaggio giovanile e diventata così popolare.
E tu, sei mai stata sottona?
Che sia successo nella vita reale oppure tra le pagine di un libro, probabilmente molte di noi hanno sperimentato almeno una volta quella sensazione di avere la testa piena di una sola persona. A volte ne conserviamo un ricordo dolcissimo. Altre, ripensandoci, ci chiediamo come abbiamo potuto ignorare tanti segnali evidenti.
In fondo, anche questo fa parte delle esperienze sentimentali. E per quanto riguarda i romanzi rosa, possiamo concederci qualche eccezione, perché nella vita reale il rispetto e la reciprocità sono indispensabili, ma quando incontriamo un book boyfriend irresistibile possiamo anche dichiararci ufficialmente sottone.
Almeno fino al prossimo capitolo. O al prossimo romanzo.
E tu? Hai mai fatto la sottona per amore? Oppure c’è un personaggio di un romance per il quale perderesti volentieri la testa? Raccontacelo nei commenti!
Le sottone dei romanzi
Anche tra le pagine dei romanzi incontriamo protagoniste disposte a tutto per amore, perfino a ignorare qualche segnale d’allarme grande quanto un’intera biblioteca. Da Tessa Young a Marianne Dashwood, abbiamo scelto cinque eroine letterarie per scoprire quando l’amore fa perdere la testa e quando, invece, ci fa dimenticare noi stesse.
Leggi anche: Sottone per amore, 5 protagoniste dei romanzi che hanno perso la testa per l’uomo sbagliato.
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Fonte linguistica
Luisa di Valvasone, Su sottone (e sottona), Accademia della Crusca, «Italiano digitale», 18 giugno 2024.


